Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori: Shakespeare, Eliot, Calvino.
E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“Se c’é un tempo per dormire e uno per morire, forse c’é anche un tempo infinito per sognare.”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”).
Calvino, appunto.
E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente – un Dio, nientemeno – che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “lande desolate del fuori”.
Folgorante, a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando é “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse.
È questo che vorrei provare a raccontare: questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare, partire, mettersi in gioco, capire, questo continuo sfidare, chiedere conto, pretendere rigore, rispetto e coerenza.
La fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”, cortesie pochine, temo.
La testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimè, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro.
Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte – le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria.
E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.

(Lella Costa)

 
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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. musicamauro
    Feb 28, 2009 @ 18:33:08

    Bella scrittura, per carità!
    Non so come sia poi continuata la storia (ti è piaciuta, già lo so). Il fatto è che questa Euridice si fece andare a prendere fin giù all’inferno (dov’era finita per distrazione -aveva calpestato un serpente velenoso-) e invece di seguire in tutta fretta il suo liberatore probabilmente tornò a distrarsi lungo la strada costringendolo a voltarsi, e lì….
    Lui ne morì 😦
    eh! queste ragazze… 🙂

    Rispondi

  2. Thumper
    Mar 01, 2009 @ 10:17:31

    E’ una questione di punti di vista.
    Secondo la Costa, fu Orfeo a volerla andare a prendere a tutti i costi e sempre lui a voltarsi (facendo l’unica cosa che non voleva fare) di sua sponte.
    Ma i miei studi tecnici non mi consentono di argomentare con serietà, per cui ti dico solo che lo spettacolo era bello, interessante e divertente.
    Come sempre, secondo me, i suoi spettacoli.

    Rispondi

  3. angielatempesta
    Mar 01, 2009 @ 11:47:20

    e tre!
    un altro modo di guardare, (leggere), ascoltare, Orfeo e Euridice.
    Buona domenica 🙂

    Rispondi

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