Quando il cancro diventa una colpa

Nella guerra ad oltranza condotta dal ministro Brunetta per riformare la pubblica amministrazione non vengono risparmiati neppure gli impiegati pubblici colpiti dal cancro.

Per consentire loro di sottoporsi alle terapie salvavita, diverse amministrazioni chiedevano di esonerarli, nel periodo di malattia, dall’obbligo di potersi assentare da casa solo dalle 13 alle 14.

Il ministro ha risposto emanando la circolare n.° 1 del 2009, in cui conferma l’obbligo di reperibilità presso il proprio domicilio nella fascia oraria dalle 8 alle 20 per tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, a prescindere dalle patologie croniche o invalidanti da cui sono affetti, senza esclusione per chi è sottoposto a terapie salvavita, come ad esempio quelle per la cura delle malattie oncologiche.

Inoltre tutte le amministrazioni pubbliche sono state invitate ad incentivare il ricorso agli istituti del tempo parziale e del telelavoro che possono consentire, si dice sempre nella circolare, al dipendente di prestare la propria attività lavorativa anche nel corso dei periodi di cura, in particolare in presenza di patologie gravi che richiedano terapie salvavita anche di lunga durata. Le amministrazioni valuteranno poi di volta in volta se procedere all’accertamento dello stato di malattia tramite visita fiscale.

In pratica i lavoratori colpiti dal tumore, per essere esentati dal regime di arresti domiciliari (reperibilità coatta per ben 11 ore al giorno) e poter scegliere tempi e modi di cura più adatti alle proprie necessità, devono optare per un contratto che gli dimezza lo stipendio, proprio in un periodo della vita durante il quale dovranno sottoporsi a terapie invalidanti e devastanti come chemio e radio ed in cui sosterranno spese quasi tutte a loro carico. Diversamente saranno soggetti a controlli, determinati in base a valutazioni soggettive delle amministrazioni che potrebbero portare a discriminazioni tra lavoratori affetti dalla stessa patologia, come se ci fosse il sospetto che un malato di cancro possa simulare la propria malattia.

L’iniquità di tali provvedimenti risulta ancora più insopportabile se si pensa che anche i boss mafiosi più pericolosi che si sono macchiati dei crimini più orrendi vengono esentati dal regime di carcere duro per gravi motivi di salute.

E’ strano che il ministro dell’innovazione non abbia ancora pensato di impegnare più proficuamente tutti i fannulloni terminali che passano le giornate negli ospedali ad oziare con la flebo attaccata al braccio, fornendo loro un computer portatile con cui continuare il lavoro d‘ufficio. Oppure di utilizzare nelle operazioni di manutenzione delle centrali nucleari, di smaltimento e trasporto delle scorie radioattive e di bonifica dei poligoni militari contaminati dall’uranio impoverito i lavoratori che devono sottoporsi ai cicli di radioterapia.

Praticamente questa circolare oltre a mettere in difficoltà i lavoratori crea seri ostacoli anche alle amministrazioni che vorrebbero andare incontro alle esigenze dei dipendenti più sfortunati. La logica persecutoria ed intimidatoria della legge 133, ha di fatto ingessato le amministrazioni pubbliche, che in precedenza trovavano nei contratti di lavoro le soluzioni più idonee per tutelare i malati gravi e tutti quelli che li assistono. Con le nuove normative, dirigenti e malati rischiano di incorrere in tagli alla retribuzione, valutazioni negative, inserimento in fasce di demerito per scarsa produttività e decurtazione del salario accessorio.

Penalizzare economicamente e limitare la libertà di quanti, già duramente colpiti, sono costretti ad assentarsi per sottoporsi a terapie salvavita, è un atto profondamente ingiusto che contrasta nettamente con i principi costituzionali di solidarietà e di rispetto della persona umana.

Giuseppe Buonpensiero – RLS Arsenale M.M. FP CGIL Taranto

(fonte)

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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. LEXDC
    Giu 25, 2009 @ 16:45:28

    BRUNETTA PASSERA’ MA I SUOI DANNI RIMARRANNO …

    Rispondi

  2. musicamauro
    Giu 25, 2009 @ 19:49:38

    intanto sarebbe utile se passasse (e magari trapassasse …) nel secondo caso lo esenteremmo dal telelavoro.

    Rispondi

  3. mfisk
    Giu 29, 2009 @ 14:24:01

    Scusa, Thumper,
    ma l’hai letta la circolare? Perché dice proprio tutt’altro.
    Sono già sufficienti i problemi veri che crea il governo, senza bisogno di inventarsene di nuovi campati in aria e poi sputtanarsi dandogli ogni agio di dimosrare che le critiche sono infondate.
    Non mi stupirei troppo se neppure il signor Buonpensiero non l’avesse letta, e ne parlasse anch’egli per sentito dire.

    Rispondi

  4. Thumper
    Giu 29, 2009 @ 19:58:28

    L’ho letta sì.
    Con attenzione, anche.
    Non mi pare dica tutt’altro.

    Ti riporto i passaggi che secondo me sono fondamentali, ma se c’è un’altra chiave di lettura, sarò lieta di ricredermi.

    “(…) è interesse precipuo del legislatore e della pubblica amministrazione quello di favorire il recupero ed il reinserimento dei lavoratori colpiti da malattie, specie se gravi, e di ridurre al minimo la necessità di rimanere fuori dal ciclo produttivo durante il periodo di cura della patologia.
    Pertanto (…) si ritiene opportuno richiamare l’attenzione delle Amministrazioni su istituti quali il tempo parziale ed il telelavoro che possono consentire al dipendente di prestare la propria attività anche nel corso dei periodi di cura, in particolare in presenza di patologie gravi che richiedano terapie salvavita anche di lunga durata.
    [Fasce di reperibilità] (…)
    La disposizione si applica a tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, a prescindere dalla tipologia da cui sono affetti. (…)"

    Rispondi

  5. mfisk
    Giu 30, 2009 @ 09:07:34

    Ti do una chiave di lettura, poi vedi tu se concordare o sconcordare:
    all’inizio del punto 1 (primo e secondo cov, da te parzialmente richiamato) il Brunetta dice che il DL si applica a qualunque patologia: e questa è una constatazione;
    il cpv. 3 diche che “già con la Circolare n. 8/2008 era stata richiamata l’attenzione sulla opportunità di non gravare eccessivamente l’Amministrazione di adempimenti relativi alle visite fiscali nel caso in cui l’assenza, preventivamente comunicata dal dipendente, sia dovuta all’effettuazione di visite specialistiche, cure o esami diagnostici.”
    Il cpv. 4 dice che “Alle medesime esigenze funzionali e organizzative l’Amministrazione potrà, inoltre, fare riferimento per compiere specifiche valutazioni circa la necessità di procedere alraccertamento dello stato di malattia per mezzo della visita del medico fiscale nei casi in cui il singolo episodio morboso si inserisca in un unico ciclo di trattamento per la cura di patologie gravi quali quelle oncologiche, a condizione che la patologia del dipendente sia stata inizialmente accertata dall’Amministrazione (ovvero risulti certificata da una struttura pubblica ospedaliera, ASL o struttura convenzionata) e che il ciclo di cura medesimo sia stato prescritto dai medesimi soggetti sopra richiamati. ”

    Il che significa che non solo l’Amministrazione può evitare di mandare il medico fiscale se il dipendente ha preventivamente detto che avrebbe fatto una visita o una cura; ma può evitare di mandarlo persino se l’assenza si inserisce in un ciclo di cure: vale a dire che il dipendente all’inizio fa sapere di essere malato e di aver necessità di curarsi, e l’amministrazione valuta questa comunicazione, certificata da ospedale o ASL, per evitare l’invio del medico fiscale (e, si noti, l’evitare l’invio non è una facoltà bensì un dovere, dato che l’invio del medico in questi casi sarebbe quantomeno dissipazione di denaro pubblico.

    Il punto 2 poi diche che il dipendente ha anche diritto a richiedere il part-time o il telelavoro. Cosa che quando facevo il sindacalista abbiamo ottenuto di mettere nel nostro contratto collettivo aziendale come conquista: dacché ciascuno deve poter decidere cosa vuol fare della propria vita: e se in quel particolar momento desidera lavorare solo mezza giornata, sempreché possa permetterselo, deve poter scieglere di accedere a tale facoltà; e l’Amministrazione ha il dovere di esaminare la sua richiesta con priorità rispetto alle altre.

    In sintesi: se un dipendente pubblico è ammalato e necessita di un ciclo di cure, lo comunica una volta per tutte, con certificazione della ASL o dell’ospedale, e questo copre l’intero ciclo; de desidera, può accedere alle forme alternative di lavoro e vedere soddisfatta la sua richiesta prima delle altre.

    Rispondi

  6. Thumper
    Giu 30, 2009 @ 13:58:20

    Ok, ti dò atto che anche la di lettura che proponi è assolutamente logica ed a tratti condivisibile (inoltre hai perfettamente ragione quando dici, nel commento precedente, “Sono già sufficienti i problemi veri che crea il governo, senza bisogno di inventarsene di nuovi campati in aria e poi sputtanarsi dandogli ogni agio di dimostrare che le critiche sono infondate” (sia nella prima che nella seconda parte))

    Però non si può prescindere dal fatto che la circolare di cui stiamo parlando trae origine (e dovrebbe esserne risposta) da una richiesta delle amministrazioni che mirava ad esonerare gli impiegati colpiti dal cancro dalle fasce di reperibilità cui sono sottoposti i dipendenti della P.A..

    Poi, l’istituto del part time (che è una bella conquista sindacale per chi VUOLE fare il part time, non per chi E’ COSTRETTO a farlo) o del telelavoro (che, in quanto donna, non considero una conquista, ma questo meriterebbe un post a parte) viene suggerito non già quale agio dei dipendenti ma delle PP.AA..

    Comunque, stiamo parlando di aria fritta, perché:
    1) la corte costituzionale si è già espressa sulla ripetibilità della visita fiscale (ci ho scritto un post qualche giorno fa) e
    2) è di ieri la notizia che con il decreto anticrisi si abroga il secondo periodo del terzo comma dell’art.71 della legge 133, che prevede le fasce di reperibilità per la visita medica di controllo per malattia dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20 (forse si sono accorti di quanto gli (ci) costa…

    Grazie, in ogni caso, per avermi fatto guardare la cosa da un’altra angolazione.

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